Morire di diagnosi

 “Beh?” 1369709681802
Pianto la pala nel terreno e sollevo lo sguardo. 
“Com’è andata?”
Non mi andrebbe di parlarne ma so già che in un modo o nell’altro dovrò farlo. Ha un potere particolare, unico direi. Quando tocca un argomento è come se ti si annidasse nel cervello e sino a che non lo affronti non te ne liberi.
Così poggio le mani in cima all’impugnatura rispecchiando esattamente la sua posizione.
“Bene direi”
“Bene… bene bene… bene bene bene…” sorride. 
“Si… cioè. Ero abbastanza tranquillo. Un po’ di tensione ma sono molto contento di come sono rimasto freddo e lucido. “
“Allora bene davvero… quel minimo di tensione serve. ” annuisce e fa segno di riprendere il lavoro.
Sono io che non voglio riprendere.
Lui lo nota e si ferma di nuovo.
“Solo che… mi rimane il fastidio. ” Una parte della mia mente si compiace di avere tutta la sua attenzione ” … ecco mi rimane il fastidio che non sono riuscito a farmi capire. “
Cerco le parole. Ma tutto mi si annoda e alla fine lascio semplicemente andate “Non sono riuscito a … non so. Avrei voluto che avesse capito davvero perché lo stavo facendo.”
“Ti avrebbe dato soddisfazione?”
“Si. invece anche se è risolto è come se non fosse risolto.”
“Nessuna soluzione c’è stata, c’è o ci sarà mai… questa è la soluzione… ed è anche l’unica risposta possibile.” 
Poi rutta.
Giusto per ritornare in media.
“Nulla, quindi un’altra volta è così e basta.”
“Si, bello, come sempre. Ma hai fatto la cosa giusta e l’hai fatta in modo pulito.”
Mi da una pacca. Leggera quasi timida. “Sono orgoglioso di te”
Mi aspetto un secondo rutto che non arriva.
Riprende a scavare.
Lo seguo a ruota.
In testa le parole. “Nessuna soluzione, nessuna spiegazione, nessuna ragione.”
Per questo devo scavare in profondità.
Per questo devo seppellire bene.