Una piccola storia sfigata

Non è bello essere imbranati.
Puoi essere sensibile, intelligente, forse anche simpatico ma se sei imbranato vivrai per sempre dietro un etichetta.
Per questo, quando gli eventi lo richiedono è importante agire. Agire con decisione.
 
Luca era in quella fase della crescita durante la quale si cambiano scarpe entro qualche mese, assieme ai vestiti. Quella fase in cui il tuo corpo si allunga e irrobustisce falsandoti i movimenti e in cui ti viene una voce del cazzo a cavallo tra quella che avevi da bambino e quella che ti terrai poi per tutta la vita. Non che Luca avesse molto da peggiorare. La madre non mancava mai di aggiungere quando lo presentava un ” è molto intelligente” scusandosi in anticipo per tutto il resto.
No, non era un tipo molto popolare.
Non a caso il televisore nuovo era diventato il suo migliore amico. Un grande amico. Anche nelle dimensioni. Due compagni inseparabili dei pomeriggi dopo la scuola. 
Quell’area grigia che va dalle due alle sei quando i genitori sono ancora a lavoro.
 
 L’occasione per la rivalsa arriva uno dei soliti pomeriggi attorno alle cinque. Forse cinque meno dieci. 
Il mobile del televisore ha un cedimento. Luca vede il tassello che tiene il ripiano incrinarsi e poi il televisore scivolare pericolosamente in avanti. Con uno scatto balza in avanti e tampona la caduta spingendo le mani sullo schermo.
Una mossa magistrale. 
Il primo pensiero è: “cazzo, peccato non mi abbia visto nessuno”
Il rumore delle chiavi che girano nella toppa gli fanno intuire che proprio ora sua madre sta rientrando a casa. In anticipo. “Lucaaaa… sono tornata… non sarai ancora attaccato alla televisione vero?”
 “Si è mamma”, pensa Luca
Lo sforzo di tenere il pesante megaschermo gli fanno bofonchiare una risposta sussurrata. “Sono qui…”
 Cambia presa. Fa scivolare le mani verso il basso e prova a tenere il televisore per il bordo dello schermo. Pessima mossa.
Il peso è quasi ingestibile. Mentre tutta la muscolatura si contrae per sorreggere l’oggetto. 
I passi della madre riecheggiano nel disimpegno.”Lucaaaa… sento la televisione accesa…”
 
Il megaschermo, infatti, assolutamente incurante degli sforzi di Luca continua a mostrare la programmazione televisiva.
Luca stringe i denti. Non può mollare adesso. Se lo lascia cadere per terra sarà finita. L’etichetta di imbranato gli rimarrà incollata per sempre. “Luca? Quello che ha fatto cadere il megaschermo? E dire che ce ne vuole per un oggetto così pesante.”
La presa è pessima e con un colpo di reni Luca cerca di tenere il televisore con le braccia, sorreggendolo a viva forza per poi, nelle sue previsioni, farlo poggiare docilmente a terra piegandosi sulle gambe.
Pessima idea. Di nuovo.
La madre fa a tempo a vederlo barcollare come un equilibrista con la schiena inarcata e il televisore tra braccia e petto.
Luca fa a tempo a dire “Ma…”
 
Poi crolla a terra all’indietro. Il rumore della schiena e della testa che batte sulle mattonelle viene subito coperto da quello dello schermo che esplode in pezzi. La testa di Luca rimane dentro lo schermo, come se il televisore l’avesse ingoiata.
La madre vede tutto, vorrebbe gridare, invece rimane quasi impietrita a guardare la scena.
Le mani davanti alla faccia prendono ad agitarsi come a voler scacciare dalle dita qualcosa di disgustoso.
Sotto il teleschermo il collo del figlio pulsa robusti fiotti di sangue nero sul pavimento.
Luca e il televisore. Due amici inseparabili.
 
Luca morì da imbranato pochi secondi dopo.
Il televisore ci mise di più. La sua robusta tempra gli fece fare ancora cinquanta minuti buoni di programmazione in un audio discreto prima di esalare l’ultimo ronzio. 
La madre era ancora lì quando successe. 
Sempre immobile.

 

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